Immaginare un'economia essenzialmente cooperativa
Premesse
Osservando l'attuale modello economico nelle sue dinamiche quotidiane o comunque più evidenti, esso ci mostra molti comportamenti competitivi, dove interessi contrapposti sono in conflitto e ognuno cerca di massimizzare i vantaggi per sé a discapito dell'altro. Senza entrare nei dettagli del modello attuale e di eventuali alternative, vorrei riflettere su alcuni conflitti dovuti alla competizione e su come potrebbe svolgersi il rapporto in uno scenario cooperativo.
Lo scopo di questo post è immaginare una quotidianità basata sulla cooperazione, e un'idea di impresa che possa essere collettiva, e una trasparenza sulle informazioni che non si traduca in un punto debole sfruttabile dalla concorrenza, e generalmente una preferenza verso la condivisione rispetto all'esclusività. Se quanto immaginerò in questo post sia fattibile o sia utopia è una questione posticipata. Vorrei delineare la meta, senza al tempo stesso definire il percorso per giungere a tale meta, lasciando aperto all'esplorazione se un simile percorso possa esistere.
Vorrei premettere che quello che sto per illustrare può facilmente suscitare indignazione, e senso di incredulità, e a volte fuorvianti associazioni con il comunismo, e ingiustizia nei confronti dei lavoratori e degli autori di tutti i generi, e impossibilità che si presentano martellanti nella nostra mente sotto forma di domande sui finanziamenti ("chi paga tutto questo?", "chi farà qualcosa se non si è pagati?", "questo e quello hanno dei costi, quindi è impossibile", ecc.). Considero pressoché certo che morirò e queste idee resteranno solo idee lungo tutta la mia vita e ben oltre, quindi non ho la pretesa di convincere nessuno. Resto emotivamente distaccato dalla concreta possibilità di non ottenere alcun risultato. Vorrei sì che si prendesse una direzione differente, ma accetto – per così dire – il percorso che la specie umana vorrà fare, fosse anche il percorso che ci porta all'estinzione.
Quindi l'intento di comunicare queste idee, immagini, possibilità, che nemmeno io so per certo fino a che punto siano davvero realizzabili – magari mi sbaglio – andrebbero lette serenamente, quasi come stessimo scrivendo un romanzo dove in fondo tutto è possibile e, il punto principale, non dovrebbe essere se sia o non sia possibile, ma se è desiderabile o indesiderabile un'economia ed una vita umana radicalmente basati sulla cooperazione. L'approccio è più simile al bisogno di inventare qualcosa, come i sottomarini o i frigoriferi o uno shuttle che raggiunge lo spazio, in un primo momento tutto è fantascienza, ma se qualcosa è desiderabile, si inizia a cercare il modo di realizzarla, e magari verrà fuori che non si poteva fare proprio quello che avremmo voluto, ma otterremo comunque importanti risultati. Questo è lo spirito che auspico al lettore che proseguirà la lettura di questa utopia profondamente basata sulla cooperazione.
Nella cooperazione l'abbondanza è auspicabile
L'abbondanza è un valore straordinario. L'ossigeno che noi respiriamo e che ci permette di usare l'energia chimica immagazzinata nel nostro corpo, è così abbondante che ce n'è per tutti in ogni momento. Ha un grande valore, e per fortuna non ha un mercato, e ciò dovrebbe essere un motivo di gioia quando realizziamo che alcuni beni sono abbondanti, o quando non lo erano e lo diventano, si tratta di una conquista straordinaria. Anche la luce del Sole che arriva sulla Terra e su tutti i pianeti è molto abbondante e permette l'intera vita in tutte le sue forme sulla Terra. Nell'era informatizzata abbiamo un'altra grande categoria di beni che potrebbero essere abbondanti, ovvero tutti i beni digitali o digitalizzabili. È chiaro che hanno un costo iniziale, ma una volta soddisfatto, poi persino nel modello economico attuale potrebbero diventare beni abbondanti a tutti gli effetti (si pensi ai libri per i quali sono passati 70 anni dalla morte dell'autore, già ora diventano di pubblico dominio; ma anche a tutta la produzione di software libero, che con gli anni migliora in qualità; si pensi ai progetti come Wikipedia o Internet Archive; o ai tanti blog e canali YouTube dove tanti appassionati condividono esperienze, conoscenze, ricette, tutorial e tanto altro gratuitamente). In un'economia completamente cooperativa non ci sarebbe ragione di limitare con brevetti, proprietà, abbonamenti, i beni che possono essere abbondanti, magari non possono esserlo subito, ma possono diventarlo dopo un certo numero di anni. Avremmo tutta la conoscenza, sotto forma di lezioni universitarie, libri di ogni genere, fotografie, articoli scientifici, riviste, ecc., gratuitamente disponibile sul Web. Anche la produzione multimediale potrebbe essere condivisa allo stesso modo: romanzi, fumetti, animazioni, film, videogiochi, canzoni, ecc.
Di contro, nell'attuale economia, se un bene su cui esiste un mercato diventa abbondante è un danno finanziario, e un mercato che sparisce, e lavoratori che diventano disoccupati. Fisicamente è sempre preferibile l'abbondanza alla scarsità. Invece, avere un modello di accesso ai beni e ai servizi, che è lo scopo dell'economia, per cui la scarsità può preferibilmente essere difesa è un aspetto irrazionale dell'attuale modello. È un'implicazione che dovrebbe stimolarci a considerare modelli alternativi, che siano semplicemente più razionali.
Cooperando siamo sinceri e trasparenti
La conoscenza può essere di pubblico dominio, ciò include dati sulla domanda di prodotti, e sondaggi sulle aspettative delle persone, e modi in cui qualcosa viene prodotto, e il suo impatto ambientale, e le attuali difficoltà tecniche, e i reali vantaggi e limiti di un prodotto o un servizio. In un'economia completamente cooperativa non esisterebbero messaggi pubblicitari ingannevoli, non ci sarebbe nulla da vendere a tutti i costi, né da vendere per essere più ricchi, né da vendere per arrivare a fine mese. Non ci sarebbe un negozio o una fabbrica in competizione con un'altra, ma potrebbero dialogare apertamente, senza segreti industriali, cercando eventualmente di risolvere problemi pratici insieme o facendo ricerca sulla molteplicità di prodotti di cui la popolazione fa richiesta dividendosi i compiti, senza competere. Tra produttori e clienti ci sarebbe semplicemente un aperto dialogo e non un conflitto di interessi.
Attualmente, purtroppo, c'è la forte propensione a sfruttare l'immagine di un prodotto. Ci sono tanti prodotti di bassa qualità che siano beni materiali o persino giochi, che puntano tutto sul presentarsi bene e realizzare un po' di vendite, a monte di bassi costi, per poi sparire e ripetere la tecnica con un nuovo prodotto. Si pensi a tutto lo spam, l'invasione e le tecniche persuasive delle pubblicità. Per legge non possono essere esplicitamente ingannevoli le pubblicità, ma è praticamente la norma tacere tanti aspetti sconvenienti – visto che la concorrenza fa ovviamente altrettanto – o gonfiare immagini che finiscono per discostarsi tanto dalla realtà e diventano menzogne che la legge non può fermare. Si aggiunge il vantaggio delle grandi aziende multinazionali che dispongono di una quantità enorme di dati sui consumatori, offrendo un'asimmetria di informazioni a loro vantaggio che la piccola e media impresa non avrà mai. Naturalmente in un contesto competitivo tenere delle informazioni aggregate per il proprio vantaggio – non parlo ovviamente di dati personali da tutelare – è auspicabile e si sfrutta l'ignoranza di chi vorrebbe inserirsi nel mercato ma parte da zero, oppure si fanno pagare i dati di mercato a caro prezzo.
Cooperare ci focalizza sui reali problemi
Se c'è un legame onesto e trasparente tra le persone, quando si coopera insieme per qualcosa, non ci sono secondi fini, ma c'è la libertà di elencare e affrontare tutti i problemi, così come sono. Potranno esserci divergenze, desideri contrastanti, ma almeno saranno rivolti ai reali problemi di cui bisogna occuparsi, ovvero dare a tutti un riparo, poter tutti mangiare, avere tutti un'istruzione, aiutarsi per trovare un ruolo nella società in accordo ai propri limiti, organizzarsi per svolgere tutti i lavori, e via dicendo.
L'attuale modello economico è sia competitivo che fortemente basato su un reddito da guadagnare nel mercato del lavoro. Purtroppo, il mercato del lavoro, l'insieme dei beni scarsi, la domanda di beni e servizi che la gente è disposta a pagare, nei limiti delle condizioni in cui il mercato stesso le pone, non sono tutti i reali problemi di cui una popolazione dovrebbe occuparsi, ma solo una parte. Ci sono tanti problemi e lavori che per varie ragioni non troverebbero un mercato, un facile esempio sono le problematiche ambientali che rappresentano quasi sempre un costo che nessuno vorrebbe sostenere; ma anche l'assistenza agli anziani, i quali spesso non possono permettersela; analogamente il tempo per la famiglia e l'educazione alla vita dei figli, anche se in linea teorica potrebbe essere soddisfatta da un mercato, realisticamente solo pochi ricchi potrebbero permettersi rilevanti servizi, come anche è discutibile che non ce se ne occupi da sé e in tal caso non ci sarebbe un mercato; aggiungo la ricerca accademica e scientifica, che talvolta è finanziata, ma spesso fa fatica a ritagliarsi uno spazio dignitoso e funzionale, perché spesso è incerto e lontano l'esito delle ricerche. Così, prevalentemente si compete per i posti che offre il mercato del lavoro, con l'obiettivo di ottenere uno stipendio e non di risolvere un problema. È vero che spesso i lavori sono utili a qualcuno, ma si crea un secondo fine che è avere uno stipendio e questo diventa il primo e più importante obiettivo della gente. Così non solo restano fuori tutti i problemi e i lavori di cui sarebbe utile interessarsi, seppure senza un mercato, ma si falsa persino il motivo per cui lavoriamo.
Questo ha l'effetto collaterale in tanti lavoratori di non interessarsi genuinamente a ciò di cui ci si sta occupando, quindi si accetta acriticamente i comportamenti poco o per nulla onesti verso i clienti, si fa il minimo indispensabile per andare avanti senza avere a cuore la qualità di ciò che si fa, mentre si dice che si è migliori sul mercato e si giura di operare allo stato dell'arte, non di rado criticando i prodotti e i servizi della concorrenza come di serie B o peggio. È chiaro che ben pochi confesserebbero questo, ma la maggior parte dei lavoratori è dentro le aziende e vede che cosa succede dietro le quinte, e spesso si rassegna a fare altrettanto, magari giustificandoselo in qualche modo fino a che i problemi nemmeno si vedono più. In fondo, si lavora per guadagnare, non per risolvere veramente qualcosa in questo mondo pieno di problemi.
Un approccio radicalmente cooperativo, dove il primo obiettivo non è come "spartirsi i soldi" – ovviamente attraverso piramidi di iniquità, privilegi, e preziose informazioni da tenere per sé per avere la meglio su chi non le possiede – ma in cui il primo obiettivo diventa come affrontare i problemi insieme, garantendo i bisogni primari a tutti, e condividendo tutte le informazioni e la conoscenza, ciò migliorerebbe gli intenti di ciascuno e toglierebbe il terreno ai secondi fini su cui tanto l'economia attuale e il mercato si strutturano.
Ogni proprietà diventerebbe concessione d'uso
Tutti gli umani hanno bisogno di spazi per vivere, vestiti, oggetti e via dicendo, come anche tutti gli umani prima o poi muoiono. Qualunque cosa si possa mai possedere, alla fine passerà in mano di altri. All'atto pratico tutto quello che riceviamo, persino la materia che compone il nostro stesso corpo, è presa in prestito da altro e prima o poi fluirà di nuovo lontano da noi. Già adesso quando siamo proprietari di vestiti, cellulari, vecchi giocattoli, mobili e decidiamo di sbarazzarcene, dobbiamo rispettare la raccolta di questo materiale che può diventare un rifiuto inquinante o seguire percorsi migliori. Il concetto di proprietà è così radicato nella nostra cultura che spesso ci si dimentica che tutto è già un passaggio e che, se anche siamo i proprietari di qualcosa, dobbiamo sempre rispettare gli altri e l'ambiente durante l'uso delle cose che ci ritroviamo. Trovo più realistico ed eticamente corretto, ancora di più in una prospettiva di totale cooperazione, considerare che tutto ciò che abbiamo non è una nostra proprietà, ma ci viene concesso per un certo tempo, a volte anche per tutta la vita, ma quel tempo finirà.
Attualmente l'aspetto più rilevante delle proprietà è che possiamo rivendere ad un certo prezzo quei beni. Questo ovviamente è un conflitto di interesse tra chi vende e chi compra, sono innumerevoli i casi in cui si tacciono i difetti dell'oggetto o dell'automobile o della casa che si vende a discapito dell'acquirente. Si può essere più o meno onesti, ma generalmente più le cifre in gioco sono grandi più diventa difficile non remare verso il proprio interesse a discapito dell'altro. Il concetto di proprietà è radicalmente legato ad una posizione competitiva verso chi non è proprietario. Come si può immaginare uno scenario in cui le persone ricevono oggetti per un certo tempo e poi li passano ad altri, con spirito cooperativo, senza dover fruttare un guadagno da questo passaggio?
Velatamente ho lasciato intendere che in un contesto cooperativo non ci sarebbe più il denaro. In un'economia cooperativa siamo in diretto contatto con i beni e i servizi, ci sarebbero liste in cui potremmo prenotarci per indicare la richiesta di un bene o un servizio, senza che ciò abbia un prezzo in una qualche valuta. Prendo il caso di un appartamento, che è il simbolo per eccellenza della proprietà, nonché solitamente il bene più costoso di cui disponiamo. Chiaramente le persone hanno bisogno di un luogo dove vivere, forse anche per tutta la vita, anziché avere un mercato immobiliare, ci sarebbe la totale disponibilità di tutte le abitazioni nei paesi e nelle città. Ognuno, se già vive in un'abitazione, continua la sua vita dove si trova. Oltre ciò, chiunque potrebbe fare richiesta ad un comune per trasferirsi in un'altra abitazione principale o anche ottenere un alloggio per un periodo temporaneo, più o meno come si fa ora, ma non ci sarebbero prezzi e tante aziende immobiliari, piuttosto avremmo un unico portale comunale che gestisce le richieste e l'ordine cronologico di esse determinerebbe ciò che si ottiene per il periodo di tempo stabilito.
Immagino quante persone possano restare sconcertate da una simile proposta, ma consideriamo anche quanto è sconcertante lo scenario attuale. Il mercato degli affitti si approfitta maggiormente degli studenti, che sono figli di qualcuno e questo si traduce spesso in un costo implicito e oneroso per le famiglie, di cui ultimamente sono tutti preoccupati della scarsa natalità ma si sentono zero soluzioni concrete. Sempre il mercato immobiliare accresce il costo di case e affitti in funzione di quanto più facilmente si trova lavoro in quella città, questa è la base di una profonda disparità che aggrava se stessa con il tempo, tra chi è proprietario di appartamenti in posizioni privilegiate e chi non lo è. Tra chi può vivere praticamente di rendita e ciò facilita nuovi investimenti e notevoli eredità per pochi fortunati, e chi deve lavorare duramente non solo per pagarsi da vivere, più un margine di gratificazione, ma deve cedere una parte importante del proprio lavoro, pagando l'affitto, così da accrescere la ricchezza passiva dei già privilegiati. Persino quando il lavoro è più disponibile e/o remunerato in una città, ciò implica che gli affitti salgono, in una logica competitiva per cui "se ora hai di più, prendo di più".
A questo si aggiunge la speculazione edilizia nelle periferie delle città. La speculazione edilizia è un fenomeno che massimizza la concentrazione di appartamenti a discapito dei servizi nella stessa area, si disinteressa dell'accresciuto traffico che ciò implicherà, risparmia sui costi dei materiali, quindi con muri più sottili che trasmettono i rumori, materiali economici che faranno umidità e muffa ed altri problemi tipici di quando si va al risparmio. Chiaramente fa gola a molti la possibilità di essere dalla parte dei proprietari, molti valutano l'acquisto ma a prezzi bassi cascando nel gioco degli speculatori. Oppure, c'è chi compra tanti immobili sapendo che saranno di bassa qualità, ma chiaramente non per viverci, solo da affittare. Questo è il desolante scenario attuale, per non parlare di mansarde e cantine, raramente in buone condizioni, affittate a caro prezzo nelle città. È chiaro che chi gode di certi privilegi li difende con tutti i mezzi, ma la maggior parte della popolazione avrebbe da guadagnarci rivoluzionando la gestione e l'accesso alle abitazioni, ma immagino che pure le vittime difenderebbero lo status quo, spesso va così.
Gli scopi della società sarebbero più consapevoli e saggi
In una società profondamente cooperativa, dove la prima urgenza è soddisfare i bisogni primari di tutti, e mantenere un rapporto equilibrato con l'ambiente, e avere un ruolo con un favorevole e flessibile bilancio tra ore di lavoro e ore di tempo libero, ovviamente porterebbe ad avere una società impostata su ritmi più sereni (che non è detto rallenterebbero necessariamente la produttività), le iniziative individuali sarebbero più libere dal costante bisogno di tradurre qualsiasi iniziativa in un business, e ci sarebbe molto più spazio per la riflessione, quindi emergerebbe un orientamento complessivo della società più consapevole e lucido sul perché si vive, e sul perché si produce quel che si produce, e sulla posizione da mantenere rispetto all'ambiente e alle altre specie.
Attualmente, la maggior parte delle persone deve cercare un lavoro per avere uno stipendio, e deve assecondare il mercato del lavoro, così non è libera di dedicarsi a quel che ritiene sarebbe davvero utile. Talvolta c'è intersezione tra domanda del lavoro e aspirazioni, ma non è frequente, la norma è arrangiarsi come si può. Per una questione di tassazione ed altre convenienze ed anche redditi definiti dal mercato del lavoro, molto spesso è necessario avere un lavoro a tempo pieno per vivere, e questo toglie il tempo a molte altre attività che richiedono energia. Così, si incentiva un modello di vita che alterna il lavoro per scopi non personalmente sentiti, giusto per guadagnare, a svago superficiale, perché ovviamente c'è bisogno anche di scaricare e divertirsi. Questa è la situazione pressante di chi meno eredita in questa società, e, come in una piramide, dove per motivi fortuiti il denaro si concentra, lì permette possibilità, investimenti, proprietà, sempre maggiori rispetto a chi parte da zero, così pochi fortunati possono facilmente lavorare meno o non lavorare affatto godendosi maggiormente i beni e i servizi che la società produce. Complessivamente l'obiettivo che emerge in economia è far crescere il PIL, per sostenere i finanziamenti privati e pubblici, che alimentano le imprese ed altre grandi spese da ripagare con un interesse, e ciò appunto è sostenibile solo crescendo finanziariamente.
Quindi, la gente compete per ottenere un posto di lavoro, e viene assorbita per quasi tutto il tempo, finché non rimarrà lo spazio per distrarsi e rigenerarsi. La maggior parte della popolazione lavora duro e produce molto a favore via via, sempre di più, per le persone che effettivamente sono più ricche e possono disporre dei vantaggi della produttività con un lavoro minimo e il privilegio di numerose proprietà. Essendo così miope l'approccio da parte di tutti, sfruttati e sfruttatori, senza curarsi della qualità di vita delle persone, e se ricevono davvero tutte le informazioni di cui hanno bisogno, e senza farsi problemi se la vita agiata di pochi si appoggia sulla vita dura di tanti, ritroviamo questa miopia anche nei confronti dell'ambiente, dove la produttività, e i posti di lavoro, e i vestiti a basso costo, e la carne per tutti tutti i giorni, e il turismo, e molti altri irrinunciabili agii, stanno creando tante di quelle fonti di inquinamento che evito di farne il lungo elenco. Però, è evidente che se la società complessivamente si dà degli scopi, questi sono davvero poco consapevoli, poco ragionati, per lo più basati sui bisogni personali immediati e senza fare i conti con le conseguenze di medio e lungo termine.
Conclusione
Questa economia radicalmente cooperativa che auspico, non può essere realizzata passo dopo passo nella vita di tutti i giorni. Il sistema è troppo articolato, complesso, pieno di dipendenze, tra persone, tra aziende, tra stati. C'è ovviamente spazio per qualche scelta più etica rispetto a scelte meno etiche, ma per quanto riguarda, per esempio, la proprietà, anche supportando una visione del genere, non voglio dire che non dovremmo mettere in affitto degli immobili se li abbiamo, o rivendere qualsiasi nostra cosa seguendo le ordinarie compravendite. È inevitabile scendere ad un compromesso con un intero sistema che funziona in questo modo. Dunque, non è il racconto di un'utopia che intende spingere ad un qualche tipo di azione, ognuno può valutare nella propria vita cosa può fare. Piuttosto, è un'utopia che vorrebbe ispirare un modello di economia radicalmente diverso, dove la cooperazione diventa il comportamento più ovvio, si tratta di porsi ad un livello intellettuale accompagnato da valori umani, sociali, di comunicazione onesta, trasparente, e risolutezza nel prendere atto dei problemi e impegno nel cercare soluzioni.
Una prima dimensione per passare dall'utopia a qualche modello più definito potrebbe essere il dialogo ed il gratuito supporto nella società, così come è, offerto dalla condivisione della conoscenza. Non intendo una conoscenza tecnica e formativa per svolgere un lavoro, seppure a pagamento, la nostra società sa già fornirla piuttosto bene. Ma una conoscenza volta a prendersi cura degli aspetti fondamentali dell'essere umano: l'alimentazione; l'igiene; un minimo di psicologia che risulta utile a tutti; l'educazione affettiva, sessuale e all'identità di genere; un modo originale di percorrere la storia umana affinché non diventi una sterminata sequenza di fatti, nomi e date, ma una cornice essenziale per capire ciò che l'essere umano ha attraversato per arrivare alla situazione attuale; una panoramica imparziale delle principali posizioni filosofiche e religiose per aiutare a maturare una visione del mondo senza imporla o senza presentarne una come l'unica giusta o l'unica possibile; la conoscenza essenziale dell'economia e del mercato per capire realisticamente ciò a cui si va incontro e come fare scelte più efficaci; e altre tematiche che non si dovrebbero ignorare nella vita. In altre parole, il primo passo verso una simile utopia sarebbe una scuola di vita online, quindi accessibile a tutti, gratuitamente, curata da coloro che hanno a cuore un'educazione volta alla cooperazione. Questo sarebbe il primo passo, per poi imparare a camminare insieme.
Commenti
Posta un commento